Invisibile Plastic-free

La prevenzione per la salute orale inizia anche con la progettazione di apparecchi ortodontici “Plastic -free”.  

Gli apparecchi in plastica inseriti nella bocca e masticati dai denti si abradono e si usurano con il rischio che possano liberare particelle di microplastiche. 

 Microplastiche

Quali sono le conseguenze per la salute dell’uomo?

Secondo l'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri Milano[1], siamo quasi all’anno zero. Quel che è dimostrato è l’ingresso di queste sostanze nella catena alimentare umana: ogni anno ingeriamo tra 39.000 e 52.000 particelle di microplastica. Incertezze e lacune su eventuali meccanismi patogenetici non consentono però alla comunità scientifica né alle istituzioni di prendere decisioni consapevoli, condivise e basate su prove certe. 

Sergio Bernasconi, professore ordinario di Pediatria all’Università degli studi di Parma, membro della commissione scientifica dell’associazione Medici per l’ambiente ISDE Italia, afferma “La plastica è ormai arrivata sulle nostre tavole: può essere ingerita e – anziché espulsa dalle feci – venire assorbita da fegato e intestino. A contatto con l’apparato gastrointestinale, queste particelle potrebbero determinare una risposta immunitaria anomala o facilitare la trasmissione di sostanze tossiche o patogene.”

Seguire il principio di precauzione sembra quindi una norma di buon senso. Soprattutto nei confronti dei bambini, fisiologicamente più fragili. “Cautela e una particolare attenzione sono raccomandabili per il periodo fetale e i primi anni di vita: i bambini non sono adulti in miniatura, hanno caratteristiche proprie e vengono a contatto con l’ambiente in modalità che li rendono potenzialmente più esposti alle contaminazioni esterne. Durante la vita fetale, piccole alterazioni metaboliche possono rendere il soggetto più suscettibile e portare a manifestazioni patologiche – come diabete di tipo 2 o aterosclerosi – anche molti anni dopo”.

Sottolinea l’Authority Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA)[2], le particelle più piccole (nanoplastiche) sono in grado di penetrare nelle cellule umane, con potenziali rischi per la salute. Non solo: iniziano a emergere riscontri del potenziale ruolo giocato dalle microplastiche sugli effetti cancerogeni dell’inquinamento aereo. Servono però ulteriori ricerche e maggiori dati per trarre conclusioni definitive. 

La Commissione Europea ha quindi deciso di rilanciare: contenere e ridurre l’inquinamento da plastica come l’unica strategia possibile per prevenire eventuali danni negli anni a venire[3].

 

Il Parlamento Europeo ha approvato una direttiva per eliminare gli oggetti “usa e getta” entro il 2030 e ridurre quelli pluriuso, curandone il corretto smaltimento.[4]

 

L’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (ECHA)[5], ha formulato un progetto per eliminare 36.000 tonnellate di microplastica dai cosmetici e dai detersivi all’anno a partire dal 2020.

 

Un fronte sul quale l’Italia si è mossa in anticipo, con un emendamento alla Legge di Bilancio 2018: dal 1 gennaio 2020, nel nostro Paese è infatti vietata la vendita di cosmetici da risciacquo ad azione esfoliante e di detergenti contenenti microplastiche.

 

[1] “Plastiche e Microplastiche - UN RISCHIO AMBIENTALE DA RISOLVERE UN RISCHIO SANITARIO DA PREVENIRE”, testo estratto dal “Bollettino Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri Milano N°2- 2019 anno LXXII”

[2] “Presence of microplastics and nanoplastics in food, with particular focus on seafood”, https://efsa.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.2903/j.efsa.2016.4501

[3] https://ec.europa.eu/environment/waste/plastic_waste.htm

[4] https://ec.europa.eu/environment/circular-economy/pdf/single-use_plastics_proposal.pdf

[5] https://echa.europa.eu/it/hot-topics/microplastics